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Italia Nostra in merito alla sentenza del processo per i lavori dell'ascensore nella Rocca di Monselice

Padova, 19 febbraio 2014

Comunicato stampa

Plastico della Rocca di MonseliceA causa della sopravvenuta prescrizione, la sentenza del processo per la realizzazione dell'ascensore nella Rocca di Monselice, ha dichiarato il non luogo a procedere per gli imputati dei reati di abuso edilizio, alterazione di bellezze naturali e danno ambientale.
Come è noto prescrizione non significa assoluzione tanto è vero che quanti hanno a cuore il riconoscimento della propria innocenza e/o estraneità hanno il diritto di continuare a sottoporsi al giudizio.
Di fronte al tentativo di imputare agli "ambientalisti" la responsabilità della perdita dei Finanziamenti Europei e del danno all'Amministrazione, ci sembra utile ripercorrere almeno i punti salienti di questo faraonico progetto di cui l'ascensore era uno degli elementi qualificanti, tenendo presente che mentre si era pronti a spendere fior di quattrini per opere che avrebbero compromesso l'identità e l'immagine della Rocca, non si son trovati i fondi per lavori ben più urgenti di messa in sicurezza dalle frane che, come è di nuovo accaduto anche ieri, stanno sgretolando il colle sul versante di San Tommaso e minacciano, se non l'abitato, certo i sentieri, come hanno sentenziato i tecnici del genio civile giusto l'altro giorno chiedendo la loro immediata chiusura.
Come premessa ancora una volta va ribadito che la Rocca di Monselice è un unicum di eccezionale interesse culturale e un palinsesto straordinario della storia della comunità tanto è vero che la stessa Amministrazione nel 2008 ha iniziato la pratica per la sua iscrizione nell'elenco dei Beni Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Ma per avere una percezione corretta di questo complesso e unitario Bene Culturale si deve percorrere a piedi la via al Santuario che, da piazza Mazzini, a iniziare dal cinquecentesco edificio dell'ex Monte di Pietà porta alla sommità, al Mastio. Solo così, camminando lentamente e in salita si può cogliere il significato processionale delle 7 chiesette, comprendere che il Mastio rappresenta l'estremo elemento di una complessa struttura difensiva medievale che, dismessa la funzione militare, è stata riconvertita a usi civili, come conferma la presenza delle ville situate in posizioni dominanti, ad ostentare il potere delle casate veneziane. Il percorso, così come è stato storicamente realizzato, in un contesto paesaggistico di estremo equilibrio, consente di fare un'esperienza estetica indimenticabile, passando da un'emergenza architettonica all'altra, con lo sguardo sempre verso l'alto in attesa del prossimo scorcio, fino ad arrivare a quella eccezionale macchina scenografica che è villa Duodo. Va pertanto ribadito il valore non solo culturale dell'attuale percorso, che oltre ad essere un viaggio nella memoria storica, si configura anche come "itinerario di pellegrinaggio": il salire non è un puro accidente fisico, o peggio un ostacolo da evitare, ma è simbolo di un'ascesa spirituale e un'esperienza ineludibilmente connessa al percorso processionale.
La travagliata vicenda degli interventi sulla Rocca comincia con la proposta della realizzazione dell'ascensore che avrebbe dovuto collegare il parcheggio con la sommità della Rocca. Fin da subito è apparso chiaro che in sé la visita della sola sommità della Rocca non aveva i requisiti per essere adeguata alle attese del turismo di massa: i famosi 300.000 turisti di cui si favoleggiava. Solo successivamente si scoprì che il progetto era molto più faraonico e che prevedeva la realizzazione sulla sommità della Rocca del "Museo delle Fortificazioni" da realizzarsi ricostruendo di sana pianta una serie di volumi sull'impianto dell'area archeologica medievale, collegandoli alla torre federiciana mediante una passerella e una mastodontica scala dotata anch'essa di ascensore.
Con questo progetto non solo l'area sommitale, ora dominata dal Mastio, sarebbe stata mortificata dall'inserimento della torre-scala e dei nuovi volumi, incongrui sia per forma sia per qualità dei materiali (larice siberiano) per non parlare della scelta culturale di riedificare un'area archeologica distruggendone il valore e significato, ma soprattutto sarebbe stata vanificata la secolare unitarietà del "Monumento Rocca" nel suo complesso, unitarietà che come è riconosciuto da tutti è l'essenza stessa e l'identità specifica di questo singolarissimo Bene Culturale e che si percepisce e sperimenta solo percorrendo l'itinerario storico da via del Santuario alla sommità del colle. Tutto ciò sarebbe stato obliterato dal nuovo percorso meccanico, più pratico e veloce che però avrebbe corrisposto solo alle aspettative di un turismo mordi e fuggi, riducendo la visita alla sola sommità della Rocca con la sequenza: parcheggio, salita nel ventre della montagna, un'occhiata al paesaggio e al Museo, discesa, parcheggio e via...
Il 21 maggio 2009, su istanza, di Italia Nostra, il Comitato Tecnico-Scientifico per i Beni architettonici e Paesaggistici del Ministero ha espresso parere negativo in merito alla proposta della nuova scala di accesso alla torre del Mastio federiciano e per il progetto generale suggerendo la elaborazione di una nuova più appropriata proposta progettuale e auspicando anche una maggiore attenzione nei confronti dell'attuale percorso di ascesa. Al netto del burocratese un parere del tutto negativo totalmente in linea con le posizioni espresse da Italia Nostra.

Se davvero l'Amministrazione comunale ha interesse a promuovere la fruizione corretta di questo suo prezioso Bene Culturale per renderlo accessibile a tutti è sufficiente realizzare, con poche migliaia di Euro, un elevatore prima della scalinata del Belvedere e mettere a disposizione del pubblico piccole vetture elettriche oltre a provvedere alla sicurezza dei sentieri e al restauro dei reperti storici.

La presidente

Maria Letizia Panajotti

Progetto della scala verso la Rocca di Monselice