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Cristina Pavesi
Diffida
Milano 1966
Quarantotto mele finte ognuna con
una scritta che inizia
per "diffida di..."
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Con il mio lavoro cerco di portare allo scoperto ed esorcizzare, rendendo non solo coscienti, ma anche ironicamente visibili, alcuni aspetti che sento hanno condizionato la mia, ma non credo solo la mia, vita. Questi aspetti investono il problema dell'educazione passando attraverso il linguaggio convenzionato che dall'adulto passa al bambino e che questi si porta dietro senza liberarsene per tutta la vita. Ho così analizzato i proverbi, le canzoni, i divieti e gli ordini, le frasi fatte, i luoghi comuni legati al linguaggio, portando nell'opera la frase scritta al solo fine di vederla finalmente dall'esterno, legata ad un contesto visibile e tangibile, sottilmente ironico. Per fare questo utilizzo materiali molto comuni, oggetti che reinterpreto, è il caso del ferro da stiro o della scopa a proposito dei condizionamenti dei lavori domestici sulla mentalità femminile; oppure compongo installazioni di piccoli oggetti, come vasetti di omogeneizzati estrapolati dal loro normale contesto o installazioni di formine come i calchi di gesso delle costruzioni lego. La direzione del mio lavoro è dunque quella di indagare in modo sempre più approfondito il rapporto psicologico tra il linguaggio e una possibile trasposizione visiva tangibile.
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