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Censimento della Cartografia nella Regione Veneto, Progetto di un Sistema digitale computerizzato

Atti del Convegno svoltosi nella Sala Consiliare del C.D.Q.1-Centro Storico Venerdì 11 Dicembre 2009

Dopo un’attenta presentazione del ruolo del Consiglio di Quartiere 1 Centro Storico, in quanto sostenitore del Convegno promosso dall’Associazione Morfologia C.S. Padova, manifestazione avente come obiettivo il Tema: CENSIMENTO DELLA CARTOGRAFIA NELLA  REGIONE VENETO, PROGETTO DI UN SISTEMA DIGITALE COMPUTERIZZATO. Con la presenza di Ing. A.Andò Coordinatore della Commissione Urbanistica del Consiglio C.d.Q. 1, in sostituzione del Presidente Avv. F. Frattina, dell’Arch.  I. Pavanello Presidente dell’Associazione Morfologia C.S., del Prof. Galgaro  Dip. Geoscienze UNIPD, del  Prof. R. Antonelli  Dip. Geoscienze UNIPD Padova, del Prof. A. Carton  Direttore Dip. Geografia UNIPD, del Prof. P. Mozzi  Dip. Geografia UNIPD e della Prof. S. Bianchi , in sostituzione del Prof.S. Salgaro  Direttore  Dip. Geografia UNIVR. Inizialmente viene fatta un’esposizione intorno agli argomenti del convegno dal Consigliere , Ing. A. Andò, coordinatore della Commissione Urbanistica, Il Presidente dell’Associazione Arch. Italo Pavanello ha evidenziato l’iniziativa che è in collegamento con l’Agenzia del Territorio finalizzata al Censimento dei Catasti degli Stati preunitari ( Storici ) in quanto si intende realizzare un Progetto di digitalizzazione del materiale storico catastale con successiva informatizzazione, per permettere confronti con l’attuale catasto, in un ambito Regionale e monitorare i vari aspetti geografici, geomorfologico, idrogeologici, urbanistici, archeologici e storici del territorio regionale. Il progetto, che si intende proporre, programma l’attuazione di alcune fasi di indagini scientifiche previste, sia a livello documentario storico – ambientale, sia a livello storico e attuale catastale, che comprenda una cartografia antica e moderna.

 

Censimento della cartografia degli Stati Preunitari

Metodologia della Ricerca

Arch. Italo Pavanello Presidente Associazione Morfologia C.S. Padova

 

La metodologia, attinente l’indagine, come già evidenziato, in precedenti studi e pubblicazioni, ha come obiettivo la raccolta di un numero consistente di materiale cartografico, di notizie e dati, per una conoscenza maggiormente approfondita del territorio e dei suoi insediamenti, per individuarne vocazioni ed aspirazioni, ma anche per un controllo necessario per gli interventi di natura sia territoriale, che urbanistica, che architettonica. Le tavole dei Catasti formano un atto documentario di notevole importanza, che trascende un aspetto locale, per entrare in un più vasto campo di concettualità. Infatti con questo processo, è possibile attuare la stessa sperimentazione in diverse collocazioni: provinciali, regionali, nazionali ed anche nell'ambito della Comunità Europea, sviluppando appunto forme di ricerca aventi, come fine, aspetti culturali da approfondire e per completare uno studio iniziato con la pubblicazione del volume : I Catasti Storici di Padova XIX – XX  Secolo , Ed. Biblos,  riguardante l’assetto di Padova delimitato dalla cortina delle mura e quindi il cosiddetto – Centro Storico -.   

A questo punto, si evince che quanto verrà prodotto dalla ricerca costituirà materia per la formazione di una Banca Dati.

Soprattutto si ribadisce il concetto che le mappe catastali antiche e moderne sono documenti fondamentali attraverso i quali è possibile individuare lo sviluppo della forma urbana confrontando i diversi periodi. Pertanto risultano essere documenti importanti, inattaccabili e necessari, atti e  talvolta funzioni di una cartografia  che ha origini lontane nel tempo. Da segnalare l’attenzione prestata dalle Amministrazioni Pubbliche intorno a questo Progetto, che può essere attuato per analizzare il territorio e gli insediamenti urbani in ambito Nazionale. Le tavole dei Catasti Storici, documenti basilari, attraverso i quali è possibile conoscere e comprendere lo sviluppo della forma urbana, confrontando le varie epoche, sono documenti essenziali, atti e, nel tempo stesso, funzioni di base di una cartografia , la  quale ha origini e sviluppi lontani nel tempo, con descrizioni di mappa territoriali, carte militari, atlanti e rappresentazioni di città. Ne consegue che il volume dei Catasti Storici di Padova 1811 - 1990, offre un contributo determinante con un'analisi storica urbana e una ricerca documentaria, consentendo una corretta lettura urbanistica ed una conoscenza approfondita della Città Storica ed indispensabile per la conoscenza dell'insediamento urbano e per la sua classificazione.

Infatti, solo attraverso la descrizione fornita dalle mappe catastali, si evince una maggiore esperienza per le tematiche concernenti la tipologia edilizia e della - forma urbis - ed è possibile evidenziarne le trasformazioni. Al di là dell'interesse storico e filologico, relativo all'opera, emerge una necessità operativa in un momento in cui la tematica dei centri antichi e delle successive aggregazioni tipologiche, ha proposto problemi di convivenza, conservazione e di trasformazione sui ruoli da assegnare, attraverso un programma di riassetto produttivo ed insediativo, che devono essere considerati da Amministrazioni Comunali, Provinciali, Regionali e Nazionali, nonché da Enti ed Uffici.

La raccolta delle mappe storiche ha costituito oggetto significativo per una Esposizione, che ha avuto una cornice adeguata: il Palazzo della Gran Guardia nella Piazza dei Signori di Padova, con inaugurazione avvenuta l’8 gennaio 2009 con l’intervento del Direttore dell’Agenzia del Territorio di Padova Dott.  ENRICO SILVESTRI e dell’Ing. MARIO CINA’. l’Esposizione ha avuto numerosi Patrocini tra gli altri, quello del Ministero della Cultura, della Regione Veneto, di altre Amministrazioni, Comune, Provincia, Ordini, Consigli,  Collegi e di altre Organizzazioni anche private ed è stata seguita da intervista Televisiva (Telenuovo) e articoli su stampa locale. Si sta ipotizzando di rendere itinerante la Mostra per oggettivare una materia estremamente importante che costituisce la memoria degli insediamenti.

Rimane da precisare e da considerare la materia attinente i Catasti e le elaborazioni cartografiche successive riguardanti il XX secolo, che a partire dal 1954 attuano processi grafici diversi e le caratteristiche convenzionali subordinate alla materia e a quanto prescritto dall'Istruzione XIV ed allegati successivi. A queste connotazioni, non poteva mancare un cenno di riferimento all'opera grafica di G. VALLE, la cui planimetria del 1782 precede il rilevamento catastale francese, anche se risulta deformata e non conforme alla metodologia catastale per diverse ragioni sia di calcolo di triangolazioni, che per criteri.

Naturalmente lo studio evidenziato rappresenta un modello propositivo, che va esteso in ambito regionale, consentendo a ciascun territorio provinciale di recuperare un materiale importante per la sua evoluzione e per una catalogazione in senso di memoria, ma non solo in quanto si pone l’obiettivo del confronto tra il materiale antico ed il moderno, come affermato in precedenza.

Alcune note sull’aspetto geologico-geomorfologico nella cartografia urbana.

Prof. R. Genevois, Dr. A. Galgaro Dipartimento di Geoscienze Università di Padova

In relazione all’iniziativa di digitalizzazione e georeferenziazione della cartografia storica urbana di Padova e di altre realtà urbane regionali, la realtà cittadina può essere osservata da tre punti di vista differenti: quello del “fuori terra”, costituito dall’evoluzione temporale dell’edificato; quello della morfologia superficiale del terreno, vocata all’analisi attuale e paleomorfologica delle aree urbanizzate; quello relativo al sottosuolo, a vocazione geologica ed idrogeologica, ma strettamente correlato all’evoluzione morfologica della superficie ed all’utilizzo antropico del territorio.

La conoscenza delle caratteristiche dei materiali geologici che costituiscono il sottosuolo e dell’assetto idrogeologico ed idrologico esistente consente, infatti, di riconoscere le motivazioni delle scelte di pianificazione territoriale adottate in passato, oltreché di dare attualmente un indirizzo coerente e cosciente alle opere che vengono ad interessare il sottosuolo, quali fondazioni, opere interrate, etc.. Risulta, pertanto, di grande interesse raccogliere ed organizzare in una banca dati grafico-numerica tutte le informazioni disponibili e reperibili presso gli archivi della Pubblica Amministrazione o privati , in modo da contribuire sostanzialmente ad una migliore conoscenza del sottosuolo che ci sostiene , oltre che a costituire uno strumento flessibile, di facile consultazione e di semplice aggiornamento, utile a guidare le scelte urbanistiche future.

Le informazioni di carattere geologico, geotecnico, idrologico ed idrogeologico potranno consentire, una volta organizzate, filtrate e validate, le indispensabili ricostruzioni tridimensionali del primo sottosuolo sfruttabili anche nella pianificazione di interventi, spesso di elevata valenza storico-artistica, in un’ottica di prevenzione e tutela del patrimonio culturale delle città. L’affidabilità di tali ricostruzioni è una funzione anche della quarta dimensione: l’assetto territoriale ed architettonico complessivo è il risultato della sua evoluzione nel tempo e del suo adattamento alle variazioni ed alle sollecitazioni esterne di cui è stato oggetto.

Tra l’altro, il recente sviluppo di tecniche di climatizzazione basate sul cosiddetto “geoscambio”, che consente di utilizzare il sottosuolo come sorgente energetica per riscaldare e rinfrescare gli edifici, potrebbe portare a formare in aree di agglomerato urbano, quali le città, plume  di anomalia termica che vanno previsti e controllati per un uso sostenibile dell’energia immagazzinata nel terreno. La conoscenza delle caratteristiche geologiche e dell’assetto termico urbano, derivato dal lavoro di analisi dei dati disponibili, può costituire, quindi, un importante contributo, non solo culturale, allo studio integrato e multidisciplinare delle informazioni storiche dei centri urbani.

 

Prof. R: Antonelli   Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova

 

Come è stato più volte ribadito nei precedenti incontri la superficie topografica e la  struttura del sottosuolo urbano e sub-urbano della città di Padova sono strettamente correlate all’evoluzione geologica, protostorica e storica della dinamica fluviale.

E’ ben noto e documentato infatti come il fiume Brenta e secondariamente il fiume Bacchiglione , con le loro frequenti variazioni di percorso e di regime, abbiano contribuito in modo determinante alla costruzione e all’assetto attuale del territorio coinvolgendo almeno i primi 15-20 m di profondità.

L’andamento plano-altimetrico del suolo è costantemente e puntualmente riferibile all’alternanza delle numerose fasi deposizionali ed erosive dei due corsi d’acqua principali. A questa elevata dinamicità idrografica è da ricollegare la formazione di un sistema idrogeologico che possiamo definire “superficiale” di estrema complessità e sensibilità.

Con il termine complessità si vuole richiamare la ben nota variabilità granulometrica dei depositi alluvionali sia in senso verticale che orizzontale. A tale proposito basta ricordare la fitta rete di canali che storicamente interessava la città, interrati per cause naturali o antropiche.

Con il termine “sensibilità” si vuole richiamare il comportamento a volte imprevedibile dell’immediato sottosuolo a sollecitazioni di tipo idraulico o meccanico.

Quest’ultimo delicato aspetto a cui genericamente è attribuibile il significato di rischio geologico, è da ricollegare ovviamente alla complessità stratigrafica che controlla a sua volta strettamente il flusso idrico sotterraneo e la distribuzione delle sue pressioni.

Qualsiasi studio di fattibilità inerente a scelte di pianificazione territoriale oggi non può prescindere dagli strumenti di conoscenza già sufficientemente consolidati che la Geologia Urbana è in grado di realizzare.

Per fare alcuni esempi molto banali: non esiste nel territorio padovano un elaborato cartografico che indichi, alla scala operativa, la soggiacenza del livello di saturazione del terreno dal piano topografico e tantomeno le sue oscillazioni stagionali.

Sono pressoché assenti studi organici sull’eventuale interscambio tra corsi d’acqua e le falde a questi adiacenti.

Si potrebbero citare altre carenze tecnico-scientifiche in ambito idrologico e geoidrologico che hanno condizionato e condizionano non solo la tutela del patrimonio culturale della Città, ma anche il suo sviluppo.

Si vuole invece ricordare a conclusione di queste brevi considerazioni che nell’eventuale prospettiva di un progetto finalizzato a fini applicativi specifici, alcuni primi risultati, forse anche incoraggianti, potrebbero derivare dalla semplice consultazione, analisi critica e conseguente organizzazione di un data-base della  notevole mole di documentazione tecnica presumibilmente giacente negli archivi degli uffici comunali competenti. 

 

Potenzialità e valore dello studio dei catasti storici: prime indicazioni

Dott.ssa S. Bianchi – Università di Verona

Ogni territorio è caratterizzato da un vasto patrimonio di risorse ed opportunità che, se ben conosciute e correttamente indirizzate, portano alla valorizzazione delle specializzazioni locali e producono sviluppo.  Per affrontare la sfida oggi servono specializzazioni sempre più elevate (connesse con la gestione di dati abbondanti ed eterogenei) e risulta necessario possedere gli strumenti adatti: la capacità di leggere e interpretare i documenti catastali è una delle competenze irrinunciabili.

     E’ noto che il catasto è un prodotto antico, nato per esigenze fiscali e modificatosi nel corso del tempo entro i diversi contesti in cui è stato applicato: i nostri archivi conservano questa ricca documentazione che permette di conoscere il passato e problematizzarne il rapporto col presente. Studiare i catasti storici non è, come a prima vista potrebbe sembrare, una sterile attività per eruditi chiusi in polverosi archivi o per curiosi perditempo.  L’acquisizione di informazioni diacroniche risulta funzionale a diversi obiettivi spendibili con efficacia nel mondo presente, dai più teorici e di natura squisitamente culturale ai più pratici e connessi alla vita civile della nostra quotidianità. Ne propongo alcuni, legati a tre diversi ambiti di afferenza: la ricerca pura, la ricerca applicata, la didattica.

     I. La ricerca pura - Tutte le molte informazioni desunte dai catasti storici sono di supporto alla ricerca sugli antichi insediamenti (dinamiche materiali dei fabbricati e urbanistiche), all’analisi della diffusione delle colture legate alla proprietà, al funzionamento dell’erario e al controllo del territorio da parte delle autorità. I dati su persone e immobili aiutano le ricostruzioni prosopografiche e fotografano il dinamismo sociale o, viceversa, la stagnazione e il ripiegamento nelle diverse congiunture storiche. La ricerca ne trae dunque vantaggio, e non solo – come a prima vista può apparire - per indagare tematiche di stampo economico. La più aggiornata storiografia riconosce ad esempio al catasto il valore di efficace indicatore per studiare la circolazione dei modelli e delle idee nell’Europa dei secoli scorsi,  un tema che chiama in campo riflessioni complesse sui rapporti intercorrenti fra dinamiche sociali, classi di reddito e rappresentanza politica .

     II. La ricerca applicata - Le informazioni catastali in serie storica risultano vantaggiose anche per ideare e realizzare interventi di vita quotidiana, in quanto consentono di avere un quadro articolato dello sviluppo del territorio, delle sue possibilità e dei suoi punti di debolezza, delle sue vocazioni e dell’impatto che l’urbanizzazione e l’infrastrutturazione possono aver avuto sull’organizzazione degli spazi. Alle applicazioni già indicate nei precedenti interventi, vorrei aggiungere un riferimento allo studio degli antichi centri per indagare le trasformazioni urbanistiche ed edilizie: si tratta di una tematica di grande attualità legata alla conservazione del patrimonio e quindi sia al valore degli immobili, sia alla qualità della vita dei residenti, sia all’attrattività turistica dei luoghi.  Ciascuno di noi sa quanto la buona conservazione incida sul valore degli oggetti; non si tratta solo di averne conoscenza teorica, quanto piuttosto di promuovere una coscienza critica orientata al mantenimento del valore storico dei manufatti in vista del loro valore economico, pensiamo ad esempio a un settore in fase di continua espansione quale quello del turismo nelle città d’arte e nei centri minori.

     III. La didattica - Conoscere la documentazione catastale storica significa conoscere fonti di informazione importanti per il passato identitario di una comunità e per la sua evoluzione: ciò si rivela di assoluta rilevanza nella formazione del cittadino. Questo materiale ha una forte valenza educativa, che può e deve essere valorizzata in chiave didattica: penso prima di tutto alla scuola e all’università. Non dobbiamo dimenticare che il catasto è stato un potente “mezzo di  promozione dell’uguaglianza dei diversi gruppi sociali di fronte alla legge”. Oggi si parla tanto della reintroduzione dell’Educazione civica a scuola, un settore di studio e di esperienza cui già avevano pensato i membri dell’ Assemblea Costituente quando nel lontano 1947 chiesero di inserire i principi ispiratori della carta costituzionale nel quadri didattici. Ebbene, Educazione civica non ‘si studia’ in due ore la settimana leggendo la Costituzione, ma ‘si vive’ in tutta la pratica scolastica per far crescere dei cives coscienti del propri doveri e dei propri diritti, in grado di esprimere giudizi motivati e operare scelte autonome. Se la scuola – come da più parti si reclama - deve fornire gli strumenti per saper prendere decisioni nella vita e per aver chiare le motivazioni delle proprie scelte in una società che persegue obiettivi di miglioramento e sviluppo sostenibili, anche lo studio dei catasti storici può essere uno strumento attivo di esercizio alla cittadinanza. Imparare a leggere il passato significa capire che esso non è qualcosa di lontano che sta prima di noi e che ha riguardato solo i nostri avima che viceversa è vicino, sta dentro al nostro presente e ci riguarda direttamente perché si trova nelle strade che percorriamo, nelle piazze in cui ci fermiamo, nelle case che abitiamo.

      I catasti storici evidenziano quindi svariate valenze e molteplici potenzialità; ciò incita a studiarli utilizzando i mezzi più efficienti e aggiornati oggi disponibili, al fine di creare una banca-dati regionale ampia, accessibile, moderna. Intraprendere un percorso di questo tipo significa censire l’esistente nelle varie province, catalogarlo e gestirlo con strumentazione adeguata, georeferenziando i dati cartografici e inserendo in database informatici le annotazioni dei registri. A mio avviso appare vantaggioso anche affiancare da subito al catasto altre fonti sia cartografiche (come le mappe), sia archivistiche scritte (come estimi e censimenti) sia iconografiche (come le fotografie) che i diversi specialisti potranno collegare e interpretare.

      La proposta di digitalizzazione di cui stiamo discutendo può rappresentare  l’inizio della costruzione di un vero sistema flessibile di archivi multistrato, dialoganti fra loro e con noi, per aiutarci a fornire risposte alle tante domande del nostro presente.

 

Georereferenzazione dei documenti Catastali Storici

Prof. Alberto Carton Direttore del Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova

 Il progetto  di acquisire in formato elettronico i Catasti Storici esteso all'intera Regione Veneto, proposto dall'Architetto Pavanello, rappresenta una proposta degna di nota. Le moderne tecnolgie informatiche vanno ben più in la della semplice acquisizione dell'immagine cartografica digitale, e permettono di rivitalizzare le preziose informazioni contenute in questi documenti, mediante la loro georeferenziazione. I documenti così processati possono essere trattati in "sovrapposizione" alla cartografia attuale e più generalmente alla rappresentazione del territorio, anche telerilevata.

    Il progetto trova interesse nell'ambito del Dipartimento di Geografia in quanto si inserisce in due tematismi differenti: quello della cartografia e rappresentazione del territorio e quello dell'evoluzione del paesaggio. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, le informazioni fornite dal catasto napoleonico potranno esse fruite sia dai geografi umani che dai geografi fisici. Entrambi infatti potranno ricavare da questi documenti gli aspetti evolutivi del paesaggio antropizzato e di quello fisico, commensurandolo temporalmente con quello attuale.

 

LA GEOREFERENZIAZIONE DELLA CARTOGRAFIA STORICA

Relazione dr. Paolo Mozzi Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova

Gli studi geomorfologici e geoarcheologici che il Dipartimento di Geografia sta svolgendo a Padova in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, grazie al supporto di Fondazione Cariparo, Arcus S.p.A. e Comune di Padova, sono un esempio di come la cartografia storica, una volta che essa sia digitalizzata, georiferita e inserita all’interno di un sistema informativo geografico, possa divenire un importante strumento per l’analisi dell’assetto fisico del territorio urbano e del suo primo sottosuolo.

Il Dipartimento di Geografia possiede copie della Carta del Lombardo veneto, 1833, scala 1:67.600, della Kriegskarte, 1798-1805, scala 1:28.800, delle tavolette in scala 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare a partire dalla fine del XIX secolo. A questi documenti si affiancano le mappe del Catasto austro- italiano del comune di Padova (1867 – 1889), in scala originale 1:2000, gentilmente fornite in formato raster dall’Archivio cartografico del Comune di Padova. Egualmente sono state fornite dal medesimo Archivio le scansioni delle edizioni del 1862 e 1882 della Carta idrografica della provincia di Padova in scala 1:100.000.

Tutte queste mappe sono state georeferenziate e analizzate in ambiente GIS per la definizione della topografia urbana e del reticolo idrografico. I dati raccolti nel corso dell’indagine sono archiviati e gestiti in un sistema informativo geografico dedicato (GIS – Geographic Information System). Il sistema di coordinate utilizzato è il Gauss-Boaga fuso ovest, come da standard della Regione Veneto. La base cartografica di riferimento è la Carta Tecnica Regionale (CTR) in formato raster e vettoriale (CTRn), in scala 1:5000; per il solo territorio comunale di Padova si utilizza anche la Carta Tecnica Comunale (CTC) in formato raster.

Tali dati sono integrati, all’interno del GIS, con le informazioni desunte da un modello digitale del terreno da CTR di proprietà del Dipartimento di Geografia e, per il solo territorio del comune di Padova, dai DEM derivati da CTC in scala 1.1000 e da rilievo LiDAR del settembre 2007 (fonte: Comune di Padova). E’ così possibile verificare nel dettaglio la morfologia della pianura alluvionale, costituita da forme del rilievo di origine fluviale quali dossi, paleoalvei e scarpate di erosione. Nel centro urbano, si sono potute analizzare le elevazioni di origine antropica, spinte fino a 6 – 7 m rispetto alla piana alluvionale circostante, dovute all’accrescimento dei depositi archeologici.

Quale ulteriore fonte di dati, è stata eseguita la fotointerpretazione di numerose riprese aeree zenitali, disponibili presso gli archivi aerofotografici della Regione Veneto, del CNR-IRPI di Padova e del Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova. Tra queste si ricordano il Volo G.A.I. 1955 (bianco e nero), scala 1:33000, i voli della Regione Veneto del 1983, 1987 e 1990 (bianco e nero), scala 1:17000 – 1:20000, le ortofoto 2002-2003. Sono state elaborate e analizzate immagini satellitari quali Corona, Sojuz, Landsat 5 e 7, ASTER, Quickbird. Grazie alla collaborazione dell’Aeroclub di Padova sono stati eseguiti survey aerofotografici con l’acquisizione di fotografie oblique.

Le informazioni desunte dall’analisi della cartografia storica, dei modelli digitali del terreno e delle immagini telerilevate, hanno reso possibile un’efficace programmazione delle attività di terreno, finalizzate alla definizione dell’assetto stratigrafico del primo sottosuolo fino a profondità massime di circa 20 m dal piano campagna. Mediante carotaggi manuali e meccanici sono stati indagati alcuni corpi sedimentari di origine fluviale che costituiscono la complessa fascia a meandri estesa a ovest di Padova. I profili stratigrafici eseguiti attraverso i paleoalvei abbandonati cosiddetti “della Storta” – dal nome dello scolo attuale che segue il fondo dell’alveo abbandonato - e “di curva Boston” – a seguito della prossimità con questa curva della tangenziale – mostrano la presenza di un corpo sabbioso tabulare assimilabile a un complesso amalgamato di barre di meandro di età medio olocenica. Indagini stratigrafiche sono state eseguite anche nel centro storico della città. Qui la stratigrafia complessiva dei depositi alluvionali è caratterizzata dalla presenza di un corpo sabbioso postglaciale, inciso nella serie alluvionale limoso-argillosa delle fasi apicali dell’ultima glaciazione. La sequenza alluvionale è ricoperta da alcuni metri di depositi archeologici, con età che vanno dalla prima età del Ferro al periodo medievale.

Da quanto sin qui detto, si evince come l’acquisizione in formato digitale e la successiva georeferenziazione di alcune mappe storiche della città di Padova e del suo territorio abbiano contribuito in maniera significativa all’avanzamento delle conoscenze nell’ambito dei nostri progetti di ricerca, integrando altre fonti di dati.

Si ritiene che la digitalizzazione e la georefenziazione dell’intero corpus della cartografia storica regionale, di cui si discute oggi in questo incontro, potranno avere importanti ricadute sia in termini di studio dell’evoluzione geologico/geomorfologica e storica del territorio veneto, sia per finalità di tutela e gestione territoriale e paesaggistica.

 

 

 

 

Chi fosse interessato all'argomento, può rivolgersi all'Associazione.