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Dalla fede antica all’uomo tecnologico. Religione, natura, etica (Dio, mondo, uomo) in Hans Jonas.

La filosofia alle soglie del Duemila. (Relatore: Stefano Martini)

«Quale sorte o destino attende la filosofia alle soglie del terzo millennio dell’era cristiana? Questione non semplice, da quando anche la filosofia accademica ha tacitamente accolto e fatta propria la sentenza heideggeriana sulla “fine della filosofia” […]. […] Al pari di altri giovani ebrei tedeschi, studenti di filosofia nei primi decenni […] [del ’900] […], anche Hans Jonas ebbe la singolare e straordinaria ventura di ascoltare le lezioni universitarie e i seminari preparatorii di Essere e tempo […]. Ma ebbe anche la ventura di assistere impotente alla brutale (e del tutto inattesa) conversione del filosofo al mito nazionalsocialista, un’esperienza traumatica che coincise con l’emigrazione; una rottura insanabile che lo costrinse non solo a interrompere i progetti di vita e di studio, ma […] a cercare di capire le ragioni autentiche di una disfatta così catastrofica non tanto del filosofo – quanto della filosofia stessa. […] L’errore doveva celarsi allora nell’interpretazione originaria della questione filosofica da cui Heidegger aveva preso le mosse per procedere alla distruzione della tradizione: la scelta della temporalità finita dell’uomo come orizzonte trascendentale del problema dell’essere. […] Hans Jonas rievoca […] questo trauma capitale della sua vicenda umana e scientifica […]. E ne parla in modo esplicito, indicando nella scelta di Heidegger, emblematicamente, il peccato originale della tradizione filosofica occidentale. L’ascesa al potere di Hitler lo costrinse del resto non solo ad emigrare – a confrontarsi con mondi e culture diverse – ma a ripensare […] i pre-giudizi che ne avevano guidato gli anni di apprendistato e di formazione alla scuola di Heidegger. Va detto che nella Marburgo degli anni venti ebbe la fortuna di incontrare, accanto al filosofo dell’esistenza, il teologo della demitizzazione, Rudolf Bultmann [non nominato nel testo], che non solo non aderì al nazional-socialismo, ma vi si oppose, entrando a far parte della chiesa confessante e sfidando dal pulpito il potere del tiranno [è invece citato un altro stimato maestro, il kantiano Julius Ebbinghaus]. Il confronto con la storia, con le sue asprezze e i suoi inganni, rappresenta, a volte dolorosamente, l’unico cammino che ci è consentito per diventare umanamente e filosoficamente adulti. L’insegnamento, anche quello inimitabile di un maestro come Heidegger, non è sufficiente» (C. Angelino, Introduzione/Profilo biografico, in H. Jonas, La filosofia alle soglie del Duemila. Una diagnosi e una prognosi, il melangolo, Genova 1994).

ore 17.00

14/03/2017

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