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Filosofia e medicina nel pensiero tedesco contemporaneo: Hans Jonas

Relatore: prof. Stefano Martini

Nato nel 1903 a Mönchengladbach, in Germania, Jonas si forma alla scuola di Husserl, Bultmann e Heidegger e ha, come compagni di studio, Hannah Arendt e Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern). Ebreo di nascita, dopo

l’avvento del nazismo emigra prima in Gran Bretagna e poi in Palestina. Combattente volontario nell’esercito inglese, nel dopoguerra insegna in diverse Università americane, sia canadesi sia statunitensi. Docente dal 1955 al 1976 alla New School for Social Research di New York, muore nel 1993. Jonas studia storia delle religioni, in particolare lo gnosticismo, di cui diviene uno fra i massimi esperti a livello mondiale, grazie alla sua opera “Gnosi e spirito tardoantico” (I, 1934 e II, 1954), cui fa seguito “La religione gnostica” (1958). Sviluppando una lettura ‘esistenzialistica’ della gnosi, Jonas scorge, nel motivo della ‘vita straniera’ (ossia del trovarsi ‘gettati’ a vivere in un mondo nel quale ci si sente ‘estraniati’), una emblematica espressione del ‘nichilismo’, ovvero della spaccatura uomo-natura e uomo-Dio. Accanto alle ricerche sullo gnosticismo spiccano i lavori di filosofia della natura e di biologia filosofica, che insistono sui concetti di organismo e libertà, e gli studi di filosofia della tecnica e di bioetica. Il capolavoro di Jonas è “Il principio responsabilità. Ricerca di un’etica per la civiltà tecnologica” (1979). Saggio di rilievo, tra gli altri, è “Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica” (1984). Nella sua opera principale Jonas è persuaso che di fronte al ‘Prometeo scatenato’ della odierna civiltà tecnologica, che sta minacciando la sopravvivenza stessa del globo, sia indispensabile l’elaborazione di una nuova ‘etica della responsabilità’ profondamente diversa dalle morali tradizionali, di tipo antropocentrico, la quale, meditando sugli effetti a lungo termine del nostro agire, deve tener conto anche del mondo extraumano e delle generazioni future. In “Tecnica, medicina ed etica” (1985), opera da cui leggeremo alcune pagine, alla macroetica dell’opera fondamentale fa seguire, per così dire, una microetica che sulla base dell’analisi di alcune questioni dovrebbe illustrare in concreto il senso di quella nuova etica della responsabilità. Meglio di ogni altra scienza, la medicina mostra come una tecnica al servizio dell’uomo possa trasformarsi in qualcosa di per sé molto pericoloso e pertanto diventare oggetto di una considerazione etica che va al di là di quella deontologico-professionale del medico. Neppure la medicina è riuscita a sottrarsi, quindi, alla sindrome tecnologica. Aborto e fecondazione artificiale, trapianto d’organi e manipolazione genetica, accanimento terapeutico ed eutanasia sono tutti problemi nei quali la medicina è direttamente coinvolta. L’interrogativo che sta alla base della riflessione di Jonas su ognuno degli argomenti trattati è il seguente: tutto ciò che la medicina con l’aiuto della tecnica è in grado di fare è anche lecito lo faccia? La sua risposta può essere sintetizzata dal principio ‘in dubio contra projectum’. La considerazione del rapporto medico-paziente diventa cruciale riguardo al problema dell’eutanasia, a cui Jonas ha dedicato particolare attenzione.

17.00 in sede

17/04/2012

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