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Il pensiero di Karl Jaspers

Karl Jaspers - Perdersi per ritrovarsi. Naufragio dell'esistenza e cifre della trascendenza. Relatore: Martini Stefano

«La prima presentazione dei motivi e dei capisaldi dell’incipiente filosofia dell’esistenza è data nella Psicologia delle visioni del mondo (1919). Jaspers intende comprendere la vita psichica e le sue manifestazioni, facendo riferimento ai suoi “orizzonti estremi”, cioè a quelle situazioni-limite (il dolore, la lotta, la morte, la disgrazia, la colpa) in cui le forme fisse e irrigidite della vita si sciolgono per lasciare scorrere e fluire le sue “forze ultime”. L’esposizione completa e matura della filosofia dell’esistenza viene però fornita da Jaspers nel trattato Filosofia (1932), […] incentrato intorno a tre concetti fondamentali: mondo, esistenza, trascendenza. […] Il mondo è costituito dalla totalità degli oggetti che, come tali, vengono indagati dalle scienze. Il sapere di queste ultime allarga sempre più i confini del conoscere umano, ma l’orientamento scientifico nel mondo non arriva e non può arrivare a superare il suo limite intrinseco […]. Alla coscienza di questo limite, per cui al conoscere diretto agli oggetti non è mai dato l’essere nella sua totalità, si accompagna inoltre la consapevolezza che a tale conoscere si sottrae pure il mio essere proprio, cioè l’esistenza, di cui tale sapere oggettivo non coglie la vera origine. È compito dell’orientamento filosofico del mondo mostrare, passando per la conoscenza scientifica degli oggetti, il limite con il quale essa si scontra e rinviare all’essere che sta oltre di esso. Per cogliere l’esistenza nel suo essere proprio è necessaria quella che Jaspers chiama la chiarificazione dell’esistenza. Esistenza è anzitutto situazione, non nel senso che l’uomo sia ciò che di fatto è, bensì che, a partire da ciò che di fatto è, può diventare se stesso. […] L’esistenza è dunque al tempo stesso colpa e libertà, ed è in tal senso un paradosso: è “colpevole”, in quanto non può non assumere su di sé e scontare fatalmente i limiti della situazione in cui si trova ad essere; è libera, in quanto ogni situazione viene “scelta”, cioè accettata e assunta come propria. […] Per l’autorealizzazione dell’esistenza è poi indispensabile la comunicazione [esistenziale], in quanto solo attraverso l’altro io posso arrivare ad essere consapevole di me stesso. […] Ma anche la comunicazione rivela in fondo un aspetto paradossale, in quanto se è vero che solo nell’altro l’esistenza arriva a se stessa, è altrettanto vero che ogni esistenza è unica e irripetibile. La vera esperienza dell’esistenza si ha allora solo con le situazioni-limite […]. In esse l’assenza di vie d’uscita e l’incombere del naufragio pongono l’esistenza nuda di fronte a se stessa. Con l’esperienza […] della possibilità dello scacco e del naufragio si spalanca un baratro […] che apre […] la possibilità della trascendenza. […] La trascendenza […] può essere solamente esperita mediante l’interpretazione delle cifre, cioè dei simboli, che nell’immanenza ad essa rinviano. […] Le cifre rimandano a quell’essere che tutto abbraccia (das Umgreifende) nel quale ogni ente ha la sua origine» (E. Berti, F. Volpi, Storia della filosofia, III, Laterza, Roma-Bari 1991, pp. 232-233).

ore 17.00

14/11/2017

in sede

Libero

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