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“La questione della colpa” (II)

Conferenza. Ciclo di filosofia: Karl Jaspers - Perdersi per ritrovarsi Naufragio dell’esistenza e cifre della trascendenza Relatore: Martini Stefano

«La colpa metafisica come oggettivazione dell’uomo. Qui Jaspers fa riferimento a quella matrice sentimentale che unisce gli uomini prima dei loro accordi razionali e delle loro intese politiche, giuridiche e persino morali. Occorre però assumere la parola “sentimento” in senso forte e cogliere in essa quella che Jaspers definisce “solidarietà incondizionata che ciascuno conosce per averla almeno una volta vissuta nell’ambito di una particolare unione nella vita”, per cui il dolore dell’altro è il mio dolore, il suo patire la mia passione. Questa matrice sentimentale che consente agli uomini di riconoscersi come appartenenti allo stesso genere, è la medesima matrice pre-giuridica e pre-politica che aveva fatto dire a Kant “l’uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo”. Nessuna norma giuridica, infatti, così come nessun accordo politico, nessuna legge morale sono in grado di trovare un minimo di fondazione e un residuo di plausibilità se l’uomo tratta il proprio simile non come uomo, ma come cosa, non in riferimento alla sua soggettività, ma in modo oggettivo come si trattano le cose. In questo caso, infatti, la natura umana viene negata nel suo tratto specifico e allora non c’è diritto, non c’è politica, non c’è moralità che possa costituirsi. Ma il nazismo ha significato proprio questo: la riduzione dell’uomo a cosa, per cui è possibile dire che l’elemento “tragico” del nazismo non risiede tanto nella sua ferocia e nella sua crudeltà, che la storia su scale diverse ha sempre registrato, ma nell’oggettivazione dell’uomo, nella sua riduzione allo statuto della cosa. Questa è la colpa metafisica. Una colpa da cui non è possibile riscattarsi, perché ciò che il nazismo ha inaugurato, l’oggettivazione dell’uomo, è la forma che l’umanità ha via via assunto sotto il regime della tecnica che proprio nell’organizzazione nazista ha trovato il suo primo abbozzo. [...] Dal totalitarismo politico al totalitarismo tecnico. Focalizzando il problema della colpa sulla sua valenza “metafisica”, che si registra ogni volta che l’uomo non è più trattato come un “fine”, ma come un “mezzo” per il conseguimento di altri fini, Jaspers lascia intendere che lo schema inaugurato dal nazismo può ripresentarsi, e di fatto si ripresenta, ogni volta che la struttura di un apparato esige la riduzione dell’uomo allo statuto della “cosa”. È il caso, ad esempio, della sperimentazione nucleare a cui Jaspers ha dedicato un libro importante: La bomba atomica e il destino dell’uomo, dove lo scenario del totalitarismo tecnico appare come il succedaneo del totalitarismo politico. Che senso ha, infatti, parlare di “sperimentazione” là dove il laboratorio è diventato coestensivo al mondo, coinvolgendo nella “sperimentazione” aria, acqua, terra, flora, fauna e l’intera umanità con conseguenze irreversibili sulla realtà geografica e quindi storica? E soprattutto che senso ha migliorare i dispositivi di distruzione quando quelli attuali sono già sufficienti alla distruzione totale? L’imperativo della tecnica che chiede la maggiorazione e il miglioramento di ogni prodotto ha ancora senso a proposito della bomba atomica dove il minimo dei suoi effetti sarebbe più grande di qualsiasi scopo politico e militare? Quando l’effetto è la distruzione totale, esiste ancora la possibilità di un comparativo, di una maggioranza, di un miglioramento? Si può essere “più morti” dei morti? [...]» (Galimberti, La colpa metafisica, cit., pp. ix-xii [continua]).

Martedì 20 marzo, ore 17.00 in sede

20/03/2018
20/03/2018

Istituto di Cultura Italo-Tedesco, Via dei Borromeo 16 - 35137 Padova

Libero

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