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“La questione della colpa” (VI)

Conferenze. Ciclo di filosofia: Karl Jaspers - Perdersi per ritrovarsi Naufragio dell’esistenza e cifre della trascendenza Relatore: Stefano Martini

«La colpa metafisica come nichilismo passivo. In un contesto come quello appena descritto può generarsi quel “nichilismo passivo” che Nietzsche descrive “come declino e regresso della potenza dello spirito, come segno di debolezza: l’energia dello spirito può essere stanca, esaurita, in modo che i fini sinora perseguiti non trovano più credito”. Tra il discredito dei fini e il potenziale distruttivo della tecnica esiste quel nesso di reciproco sostegno che genera il nichilismo passivo come rassegnazione. Se infatti l’uomo ha il sospetto di vivere senza scopo, allora il potenziale nientificante della tecnica ne è una conferma. E se dal punto di vista di questo potenziale l’uomo non vale nulla, per chi non si accontenta della vita ma, come dice Jaspers in queste sue lezioni sulla colpa, ne pretende anche una “degna”, il potenziale distruttivo della tecnica non può peggiorare la situazione. [...] Non si è ancora fatto sera. La tecnica che il Terzo Reich ha avviato su vasta scala non ha ancora raggiunto i confini del mondo, non è ancora tecnototalitaria. Questo, naturalmente non ci deve consolare e soprattutto non ci deve far considerare il regno (Reich) che ci sta dietro come qualcosa di unico e di erratico, come qualcosa di atipico per la nostra epoca o per il nostro mondo occidentale, perché l’operare tecnico generalizzato a dimensione globale e senza lacuna, con conseguente irresponsabilità individuale, ha preso le mosse da lì. Non riconoscerlo significa, come scrive Günther Anders, non rendersi conto che “l’orrore del regno che viene supererà di gran lunga quello di ieri che, al confronto, apparirà soltanto come un teatro sperimentale di provincia, una prova generale del totalitarismo agghindato da stupida ideologia”. Ma per questo è necessario portare il sentimento umano all’altezza dell’evento tecnico, è necessario quello che lo psicopatologo Jaspers chiama “autoriflessione” come presa di coscienza del significato dell’accadere, che, ben lungi dall’essere sufficiente, evita almeno all’uomo che la tecnica, come a suo tempo il nazismo, accada a sua insaputa e, da condizione dell’esistenza umana, si traduca in causa della sua estinzione. Con ciò non pensiamo ancora alla soppressione “fisica” dell’uomo, ma con Jaspers, alla soppressione della sua cultura, della sua morale, della sua storia. Occorre infatti evitare che l’età della tecnica segni quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più “che cosa facciamo noi della tecnica”, ma “che cosa la tecnica può fare di noi”. Rispetto a questa eventualità, non rimuovere il tratto “metafisico” della colpa significa mantenere qualche chance per il proseguimento della storia, dove l’uomo sia ancora riconoscibile nei tratti in cui finora l’abbiamo conosciuto» (Galimberti, La colpa metafisica, cit., pp. xvi-xix).

Martedì 27 novembre, ore 17.00 in sede

27/11/2018
27/11/2018

Istituto di Cultura Italo-Tedesco, Via dei Borromeo 16 - 35137 Padova

 

Libero

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