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Franz Rosenzweig. Introduzione alla lettura dell’opera Der Schrei (Il grido)

Nell’«officina filosofica» di Franz Rosenzweig Un «grido» scrutando la «stella» Relatore: Martini Stefano

Il breve testo che leggeremo, «vide la luce [gennaio 1918] in un momento cruciale dell’evoluzione intellettuale di Rosenzweig e in circostanze storiche e personali del tutto speciali» (F.P. Ciglia, Introduzione, in F. Rosenzweig, Il grido, Morcelliana, Brescia 2003, p. 8), già accennate nel nostro primo incontro. Lo scritto, intitolato originariamente Von Einheit und Ewigkeit. Ein Gespräch zwischen Leib und Seele (Unità ed eternità. Un colloquio fra corpo e anima), e «solitamente designato dal suo stesso autore, nella cerchia degli amici intimi, con il termine di “Gritlianum”, dal nome della moglie di [Eugen] Rosenstock (“Gritli” è diminutivo famigliare di Margrit), alla quale esso fu dedicato fin dall’inizio» (ivi, p. 15), qualche tempo dopo fu designato con un nuovo titolo, Der Schrei (Il grido), considerato più incisivo e di maggiore effetto. Sappiamo che «appena sette mesi più tardi, nell’agosto del 1918, il pensatore pose mano alla stesura […] [di] Der Stern der Erlösung (La stella della Redenzione), poi portata a termine in patria […] entro il mese di febbraio del 1919» (ivi, pp. 16-17). Il grido, pertanto, «venne gestato e ultimato durante la febbrile vigilia del capolavoro filosofico. Esso eruppe di getto da un flusso magmatico e turbolento di pensieri in via di rapidissima trasformazione, che andavano, tuttavia, già organizzandosi in una figura complessiva dal profilo estremamente originale e ormai abbastanza ben riconoscibile. Lo scritto testimonia, dunque, in maniera assai vivida e impressionante, una tappa fortemente significativa dell’itinerario di un pensiero che cercava avventurosamente, e come a tentoni, la sua identità definitiva. Esso ci permette, perciò, di gettare uno sguardo prezioso e inatteso nel segreto di un’“officina filosofica” entro la quale andava prendendo forma, per così dire, il codice genetico della prospettiva teoretica futura. Ma l’ulteriore, tumultuoso intensificarsi della stagione creativa già in atto, e il suo finale precipitare e coagularsi nella stesura del capolavoro filosofico portarono il pensatore, di lì a pochissimo tempo, a scavalcare decisamente la singolare postazione speculativa conquistata nel nostro scritto. […] [L’autore] lo considerò ormai immeritevole di varcare la soglia dell’ambito delle relazioni dialogiche strettamente private entro cui esso era stato gestato e partorito. Lo scritto finì dunque totalmente dimenticato fra le carte dell’amico Rosenstock, in mezzo all’imponente corpus di migliaia di lettere, da poco in grandissima parte pubblicato, che Rosenzweig scrisse allo stesso Eugen, a Margrit, o ai due coniugi insieme. Fra queste lettere, nel 1982, vale a dire diversi anni dopo la morte di tutti e tre gli interlocutori, Il grido fu inopinatamente ritrovato e riesumato, e poi pubblicato per la prima volta nel 1986, in occasione del centenario della nascita del pensatore» (ivi, pp. 17-20).

Venerdì 15 marzo, ore 17.00 in sede

15/03/2019
15/03/2019

Istituto di Cultura Italo-Tedesco, Via dei Borromeo 16 - 35137 Padova

Libero

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