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“La questione della colpa” (V)

Conferenza. Ciclo di filosofia. Karl Jaspers - Perdersi per ritrovarsi Naufragio dell’esistenza e cifre della trascendenza Relatore: Stefano Martini

«La colpa metafisica nell’età della tecnica. La divisione del lavoro che vigeva nell’apparato di sterminio di Treblinka e che oggi vige in ogni struttura aziendale fa sì che all’interno di un apparato produttivo tecnicizzato, l’operatore, sia esso un lavoratore, un impiegato, un funzionario, un dirigente, non ha più niente a che fare col prodotto finale, anzi gli è tecnicamente impedito, per la parcellizzazione dei processi lavorativi, di intendere realmente l’esito ultimo a cui porterà la sua azione. In questo modo l’operatore non solo diventa irresponsabile, ma addirittura gli è precluso anche il diritto alla cattiva coscienza, perché la sua competenza è limitata alla buona esecuzione di un compito circoscritto indipendentemente dal fatto che, concatenandosi con gli altri compiti circoscritti previsti dall’apparato, la sua azione approdi a una riduzione di armi o a una fornitura alimentare. Limitando l’agire a quello che nella cultura tecnologica si chiama button pushing (premere il bottone), la tecnica sottrae all’etica il principio della responsabilità personale, che era poi il terreno su cui tutte le etiche tradizionali erano cresciute. E questo perché chi preme il bottone lo preme all’interno di un apparato dove le azioni sono a tal punto integrate e reciprocamente condizionate che è difficile stabilire se chi compie un gesto è attivo o viene a sua volta azionato. In questo modo il singolo operatore è responsabile solo della modalità del suo lavoro, non della sua finalità, e con questa riduzione della sua competenza etica si sopprimono in lui le condizioni dell’agire, per cui anche l’addetto al campo di sterminio con difficoltà potrà dire di aver “agito”, ma, per quanto orrendo ciò possa sembrare, potrà dire di sé che ha soltanto “lavorato”. E questo vale ancora oggi sia per chi lavora nelle grandi fabbriche d’armi, sia nei centri studio per la sperimentazione delle armi nucleari, sia nelle modeste fabbriche di mine antiuomo che per anni continueranno a esplodere. La mostruosità che l’apparato nazista ha inaugurato, e che poi è diventato il paradigma di ogni produzione aziendale, è la discrepanza tra la nostra capacità di produzione che è illimitata e la nostra capacità di immaginazione che è limitata per natura, e comunque tale da non consentirci più di comprendere e al limite di considerare “nostri” gli effetti che l’inarrestabile progresso tecnico è in grado di provocare. [...]» (Galimberti, La colpa metafisica, cit., pp. xiv-xv [continua]).

Martedì 30 ottobre, ore 17:00 in sede

30/10/2018
30/10/2018

Istituto di Cultura Italo-Tedesco, Via dei Borromeo 16 - 35137 Padova

 

Libero

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