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Karl Raimund Popper. Democrazia contro Utopia Nota bio-bibliografica

Conferenza. Relatore: Stefano Martini

«Karl Raimund Popper nasce nel 1902 a Vienna, ove studia filosofia, matematica e fisica. Nel 1928 si laurea in filosofia. Nel 1929 ottiene l’abilitazione all’insegnamento della matematica e della fisica. Nel 1934, ma con data 1935, pubblica in tedesco la sua opera fondamentale Logica della ricerca, edita successivamente in inglese con il titolo Logica della scoperta scientifica (1959). Con l’avvento del nazismo, si trasferisce in Nuova Zelanda, dove scrive La miseria dello storicismo (1944-1945) e La società aperta e i suoi nemici (1944-1945). Alla fine della guerra si stabilisce a Londra, dove insegna presso la London School of Economics. Fra le opere successive ricordiamo: Congetture e confutazioni (1963); Conoscenza oggettiva (1972); La ricerca non ha fine (1974, 1976); L’io e il cervello (1977, con J. Eccles); I due problemi fondamentali della conoscenza (1979); Poscritto alla logica della scoperta scientifica (1982-1983). Muore a Londra nel 1994» (Abbagnano, Fornero, Protagonisti e Testi della Filosofia, cit., D/2, p. 189). Tre sono le interpretazioni relative al suo problematico rapporto con il Neopositivismo: 1) una sorta di neopositivista dissidente (anni ’50); 2) l’avversario per eccellenza, anzi colui che ne avrebbe contribuito a determinare la fine (anni ’60); 3) la sua né una epistemologia riconducibile al neopositivismo né una critica e un’alternativa radicale, ma una posizione intermedia, al confine tra neopositivismo e anti-neopositivismo, punto di passaggio alla epistemologia postpositivistica (anni ’80). Più che il neopositivismo, l’“influenza dominante e più importante” sul pensiero di Popper l’ha esercitata Albert Einstein. […] Innanzitutto, Popper rimase colpito dal fatto che Einstein avesse formulato delle previsioni “rischiose”, ossia dal fatto che le sue teorie […] fossero programmaticamente organizzate non in vista di facili conferme (o “verificazioni”) ma in vista di possibili smentite (o “falsificazioni”). In secondo luogo, Popper trasse da Einstein la conclusione che le teorie scientifiche non sono verità assolute, ma semplici ipotesi o congetture destinate a rimanere tali. […] Popper ha tratto da Einstein i princìpi di fondo della sua epistemologia: il falsificazionismo e il fallibilismo. La trattazione del pensiero di Popper può essere divisa in due grandi sezioni: l’epistemologia e la politica[,] […] strettamente connesse fra di loro, in quanto il razionalismo critico del filosofo austro-inglese costituisce anche il fondamento della dottrina politica del liberalismo, di cui egli fu strenuo sostenitore sin dagli anni in cui il mondo era caduto sotto l’influenza delle dittature di destra e di sinistra. […] Inoltre, contrapponendosi a certo antifilosofismo […], Popper procede ad una vera e propria “riabilitazione” generale della filosofia» (ivi, pp. 190-191). A partire da qui, cercheremo di approfondire gli aspetti più interessanti del suo pensiero.

Martedì 15 dicembre, ore 17.00 in sede

15/12/2015
15/12/2015

Istituto di Cultura Italo- Tedesco, Via dei Borromeo 16- 35137 Padova

Libero

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