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Martin Heidegger. Il pastore dell’essere Introduzione. Nota bio-bibliografica (seconda parte)

Conferenza. Relatore: prof. Stefano Martini

 

«Nell’aprile del 1933 Heidegger fu nominato rettore dell’università di Friburgo; la sua adesione, nel maggio di quell’anno, al Partito nazionalsocialista, e i discorsi e gli articoli del biennio 1933-1934, a cominciare da quello tenuto per la nomina a rettore (L’autoaffermazione dell’università tedesca [Die Selbstbehauptung der deutschen Universität]), aprirono il “caso Heidegger”, sulle responsabilità politiche del filosofo e del suo pensiero. Egli si dimise prima della scadenza del suo incarico (febbraio 1934), rifiutandosi di estromettere dall’università due colleghi contrari al regime. […] È del 1936-38 la stesura di una vasta opera, incompiuta e pubblicata solo nel 1989, I contributi alla filosofia (dell’evento) [Beiträge zur Philosophie (vom Ereignis)], in cui Heidegger tenta per la prima volta di dare seguito a Essere e tempo» (Cavini, Amoroso, Enciclopedia Garzanti di Filosofia, cit., p. 489). «Nonostante la presa di distanze e il ritiro nell’esilio della Foresta Nera, alla fine del conflitto mondiale Heidegger fu chiamato a pagare per il suo intermezzo politico. Fu costretto a subire una serie di umiliazioni e di sventure: il sequestro della propria casa di Friburgo e l’arruolamento forzato nelle squadre per lo sgombero delle macerie, l’incertezza della sorte della propria biblioteca e l’impossibilità di lavorare, quindi l’interdizione dall’insegnamento sancita definitivamente il 28 dicembre 1946 dal Governo Militare Francese. Nell’inverno 1945-1946 Heidegger cadde in una crisi profonda, da cui si risollevò grazie alle cure di Viktor Emil von Gebsattel (1883-1976) nel sanatorio di Badenweiler e gettandosi con impegno in nuovi progetti (tra i quali […] la stesura della Lettera sull’«umanismo» [Brief über den «Humanismus»)], conclusa nell’autunno del 1946 […]). Fu probabilmente anche per l’isolamento nel quale si venne a trovare dalla seconda metà degli anni Trenta in poi, che Heidegger non pubblicò quasi nessuno degli scritti nei quali aveva continuato a lavorare alla questione dell’essere» (E. Berti, F. Volpi, Storia della filosofia. Ottocento. Novecento, Laterza, Rom-Bari 1991, pp. 248, 244). Si tratta del già citato Vom Wesen der Wahrheit (pubblicato nel 1943, ma del 1930) e del testo Platons Lehre von der Wahrheit (pubblicato nel 1942, ma risalente al 1930-1931), ai quali vanno aggiunte le Erläuterungen zu Hölderlins Dichtung (1944). Per capire l’evoluzione successiva del pensiero heideggeriano sono importanti le quattro raccolte di saggi Holzwege (1950), Vorträge und Aufsätze (1954), Unterwegs zur Sprache (1959), Wegmarken (1967), e, inoltre, i testi di alcuni corsi e conferenze, tra i quali spiccano Was heißt denken? (1954), Der Satz vom Grund (1957), Identität und Differenz (1957), Gelassenheit (1959) e Zeit und Sein (1962). Vale la pena ricordare pure il saggio Der Ursprung des Kunstwerks (1935), i due volumi intitolati Nietzsche (composti tra il 1940 e il 1946 e pubblicati solo nel 1961); le quattro conferenze, tenute a Brema nel 1949 col titolo complessivo Einblick in das, was ist; e, per finire, la pubblicazione dell’intervista Nur noch ein Gott kann uns retten, rilasciata da Heidegger nel 1966 al più diffuso settimanale tedesco, “Der Spiegel”, con la condizione che essa fosse pubblicata dopo la morte. A partire dal 1975 l’editore V. Klostermann di Francoforte ha pubblicato tutte le opere edite e inedite. Heidegger morì nel 1976.

Martedì 9 dicembre, ore 17.00 in sede

09/12/2014
09/12/2014

Istituto di Cultura Italo-Tedesco - Via dei Borromeo 16 - 35137 Padova

Libero

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