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A fronte del dilagare inarrestabile dei prodotti immateriali, eppure vividissimi e miracolosi, delle alte tecnologie,
una mostra d arte appare sempre più come una mostra di archeologia, in quanto costituita da pezzi unici,
materiali e tangibili. anche se a vocazione elettronica. Qualsiasi mostra: da quella tuttora in corso
degli artisti di Los Angeles al Castello di Rivoli a questa edizione della mostra estiva di Progetto Giovani di Padova.
L' orizzonte della tecnologia é giunto ad un punto tale di incombenza che alcune tra le ultime esperienze artistiche
tra le più osannate, non esitano a mettere in scena orrore e raccapriccio per farsi sentire oltre lo strabiliante
impero degli effetti speciali. Oppure puntano sul gigantismo fuori misura (una recente scultura di Louise Bourgeois
pesa una tonnellata e mezzo, un’ altra di Richard Serra rievoca i volumi del 5. Carlo alle Quattro Fontane del
Borromini, Ellsworth Kelly ha esposto a New York un "quadro" plastico che misura 4 X 21 m). Altri tentano di
fertilizzare il corpo umano con la tecnologia. ottenendo guasti da fantascienza postumana. Altri ancora
denunciano, meditano, oltraggiano, sfidano ma pur sempre con un fatto concreto, quel che si chiama (ancora)
opera d’ arte. Ne prendiamo atto e non rinunciamo alla sensazione di trovarci di fronte ad un fenomeno di
archeologia in diretta.
Le opere dei giovani di questa mostra affrontano un doppio tema, quello del linguaggio e quello della novità.
Un tema che vuol essere, anche, una provocazione. Perché i "codici" (e i "linguaggi") sono ridotti a stremate
complessità fuori corso e la "novità" é stato il primo dei totem a cadere, ben prima del muro di Berlino. Nuovi
codici e nuovi linguaggi, con il punto di domanda in entrambi i casi é un modo per chiedersi dove situare
la propria specifica creatività nel grande
mare delle contaminazioni tra linguaggi, che costituiscono 1’ ultima e duratura "novità" degli ultimi decenni.
Questa domanda é stata posta anche per individuare le esigenze e le proprietà specifiche delle intuizioni soggettive,
dal momento che ogni possibilità espressiva é oggi a disposizione degli artisti, senza più gerarchie e priorità.
Nessuno, in altre parole, corre più il rischio di essere sorpassato, ma tutti possono incorrere in una delle
infinite varietà dell’ approssimazione.
Gli artisti partecipanti hanno inteso perfettamente la provocazione del titolo. Ed infatti le loro riflessioni
e le loro opere riguardano un’ adesione a metà tra il quesito e la finzione. Stanno al gioco, ma sanno
perfettamente che il loro gioco, quello di ognuno di loro, riguarda una sola ipotesi di esperienza possibile in
questo momento e che essa ha a che fare con dei corpi che non sono interessanti solo se mutanti, con dei sentimenti
che non sono validi solo se abiurati, con delle materie che non sono affascinanti solo se evaporate, con delle paure
che sono reali ma che devono esserlo meno della fiducia nelle capacità individuali di volersi e potersi esprimere
attraverso 1’ arte. Prendendo il diavolo per la coda possiamo dire con le parole di Bernard Noel:
"1’ uomo é ciò che 1’ arte non riduce". I soggetti che pensano, che lavorano, che cercano di inventarsi un modo originale
per esprimere delle piccole verità che, a partire da loro, riguardano tutti, sono una realtà tutt’ altro che virtuale.
In genere i codici in vigore si apprendono all’ Accademia, si fiutano nell’ aria, si riconoscono
alle mostre. La sensibilità individuale si situa dentro ad un modo di espressione scegliendone i caratteri in base
alle proprie necessità e al proprio talento. E poi persevera, cercando nelle pieghe dei linguaggi acquisiti quel varco,
invisibile agli altri, dove introdurre la propria idea concreta.
Oggi ogni tipo di esperienza artistica ha diritto di cittadinanza, da quelle più tradizionali a
quelle più futuribili. Mancano quelle di cui si sono persi i segreti e i codici, appunto. Nulla
si può più fare come nelle botteghe del Rinascimento, quei colori, il modo "iniziatico" di prepararli,
il filo diretto con una spiritualità che era conoscenza dell’ uomo ma anche di mondi superiori, é perduta,
disimparata del tutto. L’intuizione ha preso il posto dell’ iniziazione, la supremazia del pensare ha preso
il posto della magia del fare. Inutile dolersene: é la nostra storia. Dunque 1’ arte ha preso strade dove conta
piuttosto 1’ idea che la preparazione e la bravura. Se le due cose vengono ad unirsi, allora ci troviamo
di fronte ad una personalità artistica speciale.
In generale si può dire che le opere tendono ad una complessità, ad una intensità maggiori
che nel più recente passato, pur senza sconfinare nel letterario. Gli estremi della quaresimale negazione
di espressività che governava il "poverismo" e il "minimalismo" da un lato, e della visceralità egotistica dei vari
"neoespressionismi" dall’ altro, sembrano sfumati lasciando il posto ad una combinazione
fluida e mutevole tra i due. Nella stessa opera si può trovare qualcosa di calcolato
e qualcosa di barbarico, qualcosa di quotidiano e qualcosa di geologico, qualcosa di
plebeo e qualcosa di mistico. I codici, così come i repertori e gli ambiti, sono
saltati e ognuno cattura schegge dell’ ultimo big bang di umanesimo che saturano 1’ aria dove manovrano
i consumi multisensoriali.
Virginia Baradei
Renato Petrucci
Comune di Padova
Settore Servizi Sociali
Capo Settore
Fortunato Rao
Direttore Artistico
Renato Petrucci
Curatori della Mostra
Virginia Baradel
Renato Petrucci
Responsabile
Fiorita Luciano
Organizzazione
Barbara Massarotto
Sergio Pravato
Stefania Schiavon
Servizio Tecnico
Cooperativa Spazi Padovani
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