Aggiornamento: 26/08/2014

Palazzo della Ragione

Un edificio che ha contribuito a rivoluzionare le concezioni costruttive del Medioevo, un simbolo della città

Il Salone

Chiamato popolarmente "Il Salone", il Palazzo della Ragione è in effetti uno dei più grandi ambienti coperti d'Italia che non ha uguali nell'architettura civile italiana.

Veduta aerea del Salone - ph Danesin

La grandissima sala del piano superiore, all'epoca la più grande sala pensile (cioè sollevata da terra) del mondo costituiva un vero miracolo di ardimento architettonico e di solidità.

Ricco di una semplice e severa nobiltà e di una popolana grandezza, il Palazzo della Ragione sorse al centro di un articolato complesso di edifici comunali tra i quali il Palazzo degli Anziani e l'antico Palazzo del Consiglio, ancora in parte esistenti, che si vennero edificando a partire dalla fine del XII secolo. 

Sorse al centro di un sistema di piazze, le attuali piazza delle Erbe e piazza della Frutta, dove aveva luogo il mercato.

Tra l'antico Palazzo del Consiglio e la parte orientale del Palazzo della Ragione si apre il Volto della Corda, grandioso arco di passaggio verso piazza delle Erbe costruito nel 1277, così denominato perché qui i bugiardi, i falliti, gli imbroglioni, i debitori insolventi venivano colpiti sulla schiena con una corda.
Le corde rimanevano sempre appese a cinque anelli di pietra infissi nel muro del Volto per ricordare ai venditori di essere onesti.

L'angolo posto sotto al Volto della Corda prende il nome di canton delle busie (angolo delle bugie) perché vi avvenivano gli incontri tra i commercianti.

Ancor oggi sono visibili in basso, sulla destra del Volto della corda, le antiche misure padovane scolpite sulla pietra bianca che impedivano ai venditori di imbrogliare gli acquirenti.

L'imponente Palazzo della Ragione, termine attribuito in epoca veneziana, è un edificio a pianta trapezoidale dovuta ai vincoli di probabili canali d'acqua che attraversavano quelle che tuttora sono le piazze e che già allora erano una sorta di vivace ipermercato.

L'antico edificio assomiglia ad un enorme nave capovolta e poggia su 90 piloni, disposti in quattro ordini.

Grande ammirazione destava il Palazzo presso i contemporanei fin dalla sua forma primitiva che aveva la stessa lunghezza di quella attuale, ma una minore altezza ed era anche più stretto perché mancavano le due logge prospicienti le due piazze chiamate al tempo semplicemente piazza Settentrionale e piazza Meridionale, oggi rispettivamente piazza della Frutta e piazza delle Erbe.

IL SALONE OGGI
Attualmente è utilizzato per grandi esposizioni artistiche e manifestazioni, mentre il pian terreno è tuttora destinato, come nell'antichità, a mercato di generi alimentari.
Le vecchie botteghe sotto il Salone costituiscono uno degli angoli più suggestivi e caratteristici di Padova. Ogni bottega è ricca di prodotti alimentari di qualità: formaggi, carni, insaccati, pesce che provengono da tutta Italia.
Ci sono anche prodotti locali tipici e novità gastronomiche, vere "chicche" di piacere che ogni commerciante vuole far conoscere nell'ottica di un generale recupero del cibo buono e genuino e di una riscoperta delle tradizioni e dei sapori dimenticati.

Di recente è stato restaurato il mercato sotto il Salone di Palazzo della Ragione. Il restauro, che ha interessato anche l'interrato del Palazzo, consente di apprezzare i resti medievali e romani, oltre alla crescita stratigrafica della città.
Gli scavi effettuati durante i lavori hanno portato alla luce una struttura organizzata in due gallerie longitudinali ed una trasversale, che fanno emergere le varie sovrapposizioni architettoniche che si sono succedute nel tempo - approfondimento.

La storia

Quanto alla storia dell'edificio è presumibile pensare che, il luogo ove sorge l'attuale Palazzo, sia stato edificato ed abitato in età precedenti.
Sotto il Palazzo rimane infatti memoria dell'età romana e le testine romaniche, scolpite poste sugli stipiti degli archi di accesso al mercato sotto il Salone, ne sono una riprova.

Non si conosce la data esatta della costruzione primitiva ma già nel 1166 esisteva la parte inferiore dell'edificio che aveva funzioni pubbliche.

La prima realizzazione risale al 1219, ed aveva lo scopo di ospitare i tribunali e gli uffici finanziari, ruolo che ebbe non solo in età comunale, ma, sia pure con uso ridotto, anche durante la signoria Carrarese e tutta la dominazione Veneziana, fino al 1797.
Fu però anche sede commerciale, unica funzione questa che mantenne nel tempo.
Vi è quindi uno stretto rapporto tra il Salone e la giustizia.

L'intensificarsi della mercatura, nell'area delle piazze, invitava il Comune a un intervento regolarizzatore che affermasse anche materialmente la protezione pubblica sulle attività mercantili.
I primi statuti che regolano la vita delle città comunali risalgono all'inizio del XII secolo e riguardano soprattutto il commercio e le istituzioni politiche.

La forma attuale la si deve a frate Giovanni degli Eremitani che tra il 1306 e il 1309 fece alzare la grande volta in legno a due calotte ed aggiungere il porticato e le logge coprendo le scale. Il tetto fu rifatto a capriate in legno di larice, senza colonne centrali e ricoperto da piastre di piombo.

Al grande salone si accedeva attraverso quattro scalinate che prendevano il nome dal mercato che si svolgeva ai loro piedi: la Scala degli uccelli (Scala degli osei) al Volto della Corda, dei ferri lavorati, in piazza delle Erbe, la Scala del vino, sempre in piazza delle Erbe, e della frutta nell'omonima piazza.

In epoca comunale doveva esistere un passaggio sospeso (sul genere del Ponte dei Sospiri a Venezia) che dalla piccola loggia portava al palazzo dirimpettaio adibito a prigioni (ora Palazzo delle Debite, ricostruito maldestramente nell'800).

L'edificio è attualmente collegato con un volto al palazzo comunale, mentre non esiste più il passaggio per le carceri.

Il 17 agosto 1757 un furioso turbine sconvolse il grande edificio distruggendone il tetto e scoperchiandolo.
Bartolomeo Ferracina, orologiaio e ingegnere della Serenissima, più noto per la costruzione dell'orologio di piazza San Marco a Venezia e anche autore della ricostruzione del ponte palladiano di Bassano del Grappa, provvide alla riedificazione dell'imponente struttura.

Trasferiti i tribunali nel 1797, il Salone fu aperto per grandi riunioni popolari, ricorrenze e feste.

L'interno

Il grandioso salone interno, di circa 80 metri di lunghezza per 27 metri di larghezza, è coperto da una vertiginosa struttura lignea di forma ogivale (cioè a sesto acuto) alta quasi 40 metri.

Interno del salone - ph Danesin

Particolare curioso è che le misure dei due lati della sala rettangolare non sono uguali.

La vasta sala è decorata da circa 500 affreschi.

Dagli antichi scrittori sappiamo che Giotto aveva decorato le volte del salone dopo il 1306 con motivi astrologici, soggetti religiosi e figure allegoriche che andarono distrutti nell'incendio del Palazzo del 1420.
L'edificio fu subito ricostruito e delle tre originali sale in cui era precedentemente diviso (la Cappella dedicata a S. Prosdocimo, primo vescovo di Padova, che si trovava sul lato orientale, la sala delle udienze dei giudici al centro e le prigioni sul lato occidentale) se ne fece una sola poggiante su archi e pilastri con volte a crociera, ad opera dell'architetto Bartolomeo Rizzo, esperto di costruzioni navali.

Il padovano Nicolà Miretto e Stefano da Ferrara furono richiamati a ridipingere il nuovo ciclo astrologico sulla base delle precedenti tracce.
Questi affreschi sono divisi in tre zone orizzontali e in dodici verticali, ripartiti in oltre trecento riquadri che raffigurano il sapere astrologico del tempo, cioè l'influsso degli astri e dei cieli sulle attività umane e sui caratteri: sembra che l'ideatore fosse stato il celebre medico, matematico, filosofo e astrologo padovano del tempo Pietro d'Abano, il cui cadavere fu bruciato perché condannato dopo morto per eresia.

Gli affreschi

Con una ricca iconografia che riunisce simbologie astrologiche e religiose, ma anche con numerosi richiami alla Serenissima rappresentata dal leone (nel 1420 Padova era già soggetta a Venezia), questo ciclo è tra i più vasti e complessi che si conoscano.

Orologio del Salone - ph Danesin

La fascia superiore, che inizia con il segno dell'Ariete nella parete sud e che si conclude con il segno dei Pesci sul lato orientale, è divisa in 12 parti, corrispondenti ai 12 mesi dell'anno.
Ogni parte è formata da tre file di nove riquadri dove sono riprodotti gli elementi caratteristici del mese: il segno zodiacale, i simboli astrologici dei sette pianeti, i dodici apostoli associati ai dodici mesi, i lavori propri di quel mese con il loro pianeta dominante.
Il ciclo costituisce un grande orologio solare perché il sole, al suo sorgere, batte sul segno zodiacale corrispondente alla posizione astronomica in cui si trova il sole.

La fascia inferiore raffigura soggetti religiosi inframmezzati a figure d'animali sotto le quali i giudici e i notai sedevano per risolvere le varie cause.
Chi veniva citato in processo riceveva una carta con sopra il simbolo del giudice che l'avrebbe giudicato e quindi al popolo, che all'epoca contava un'alta percentuale di analfabeti, per individuare il proprio giudice bastava ricordare la figura dell'animale.

Nel pavimento del salone, nella direzione della larghezza, c'è una striscia bianca e nera: è il segno del 12° meridiano che passa per Padova. Su di esso battono i raggi del sole che entrano dalla bocca della faccia dorata che sta sulla parete verso piazza delle Erbe.

Le altre decorazioni

Col tempo altri affreschi votivi furono aggiunti, assieme a monumenti tra i quali, sulla parete occidentale, una lapide tombale romana, all'epoca attribuita al poeta padovano Tito Livio, e il medaglione dell'esploratore padovano Giambattista Belzoni.
Accanto è collocata la famosa Pietra del Vituperio, detta anche del fallimento, un blocco di porfido nero su una base quadrata a tre gradini.
La Pietra del Vituperio è testimone del singolare intervento di Frate Antonio che, presentandosi davanti al Consiglio Maggiore nel 1231 per perorare la causa dei debitori insolventi e dei falliti, era riuscito a modificare lo Statuto e a far abolire i tratti di corda e il carcere perpetuo a cui venivano prima condannati i debitori; come pena però il debitore insolvente veniva obbligato a spogliarsi, rimanendo con la sola camicia e in mutande (da cui il proverbio "restar in braghe de tela"), e alla presenza di almeno cento persone doveva sedersi per tre volte sulla pietra ripetendo "cedo bonis" (rinuncio ai beni) e poi lasciare la città per rifarsi una vita.
Se però fosse rientrato senza il consenso dei creditori, sarebbe stato nuovamente costretto a sedere sulla Pietra del Vituperio e in più gli sarebbero stati gettati addosso tre secchi d'acqua.
Dall'intervento di frate Antonio o immediatamente dopo, la pietra fu posta al centro del salone e conservò per secoli il suo posto servendo talvolta anche al bando di editti pubblici; ora la stessa si trova alla destra dell'entrata principale.

All'interno della sala vi è anche un cavallo ligneo che fu donato al Comune nel 1837 dalla famiglia Capodilista la quale lo fece realizzare per una giostra o un torneo nel 1466.
Il cavallo fu attribuito erroneamente a Donatello per la somiglianza col quello del Gattamelata in piazza del Santo.

Nella sala sono inoltre numerosi gli orologi, le meridiane e gli strumenti di misurazione del tempo.

Il pendolo di Foucault

All'interno del Palazzo della Ragione è possibile vedere la realizzazione del famoso pendolo, allestito su progetto scientifico del prof. Giacomo Torzo del Dipartimento di fisica dell'Università di Padova; il pendolo rientra nelle iniziative di divulgazione scientifica promosse dall'Amministrazione comunale.

Per gli approfondimenti vedi il pieghevole nella sezione "Documenti" di questa pagina.

Valutazione della pagina: un aiuto per migliorare Padovanet

Valutazione
E' stata utile la consultazione della pagina?
E' stato facile trovare la pagina?

Codice a barre per controllare gli aggiornamenti di questa pagina sul sito web di Padovanet

QR Code